sabato 2 aprile 2011

veri pesci d'aprile

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MAURO EVANGELISTI
Uno vorrebbe inventarsi una finta notizia gagliarda per il primo aprile. Tipo che un ministro dalla voce profonda ha detto vaffa al presidente della Camera che un tempo era suo fraterno amico. No, una meglio: tipo che mentre c'è la guerra e l'emergenza Lampedusa tre ministri lasciano in tutta fretta la riunione di Governo per correre a votare un verbale e che poi uno di loro perde le staffe e tira la tessere contro i deputati perché non ha fatto in tempo.

Magari potremmo dire che un onorevole - onorevole? - ha pensato bene di insultare pesantemente una parlamentare della fazione opposta perché è disabile. O, ancora, che a Lampedusa dove pure ci sono parecchi casini è stato promesso che aprirà il casinò.

No, ecco una finta notizia geniale: scriviamo che a Forum addirittura hanno chiamato una falsa terremotata per dire che adesso all'Aquila tutti hanno la casa con giardino, fiorellini e gnometti. Anzi: una ancora più bella, una telenovela con la ministra che se la intende con un capogruppo di un partito non più amico. Ecco, sarebbero state tutte idee divertenti per il primo aprile. Solo che sono notizie vere.

la tv fatta a pezzi

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MAURO EVANGELISTI
Provate a pensarci: negli ultimi mesi è molto probabile che le sequenze più interessanti della tv - quelle che più vi hanno fatto riflettere, scosso, divertito, fatto discutere - non le abbiate viste in tv. La tv senza la tv.

Un ministro che ogni tanto manda a quel paese qualcuno, un premier che bacia la mano a un dittatore nordafricano, un finto terremotato che sperimenta il processo breve di Forum, il finale pazzesco di una partita di basket con il telecronista spagnolo che perde la voce, le parodie geniali delle canzoni di Elio, la gaffe della giornalista di un tg, la bestemmia in un reality, il trans dalla doppia voce di un talent show asiatico, Benigni al festival, l'intervista al vostro scrittore preferito, il monologo del comico che vi fa più ridere.

Sono prodotti della tv a cui però sempre più spesso arriviamo seguendo le scorciatoie frammentate e concentrate di Youtube, rilanciati da un amico su Facebook, da qualche sito di informazione, dal tam tam della rete. Viene da chiedersi, ovviamente con un'esagerazione: i programmi, per intero, dall'inizio alla fine, salvo qualche partita di calcio, salvo i bambini e gli anziani, li guarda ancora qualcuno?

ospedali e privilegi dei politici

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MAURO EVANGELISTI
Certo, uno teme di ritrovarsi senza volerlo nel terreno scivoloso del qualunquismo, di finire con frasette di circostanza «è tutto uno schifo, intanto sono tutti uguali». Poi, però, quando metti in fila certe notizie ripensi sempre alla signora di 83 anni che deve aspettare chissà quanto per la terapia del dolore perché all’ospedale San Giovanni di Roma è stato ridotto il reparto causa tagli alla sanità del Lazio.
Ripensi anche alle centinaia di persone ogni giorno in fila ai pronto soccorso e ai consiglieri regionali del Lazio che si sono inventati altre quattro commissioni, per arrivare a quota venti, spendere altri cinque milioni di euro senza spiegare perché, in Lombardia, di commissioni ne bastano dieci.
Certo, in Emilia-Romagna hanno deciso di eliminare i vitalizi, ma perché dovremmo farlo anche nel Lazio? Bene, in queste ore nuovi fuochi d’artificio in Campidoglio, grande festa perché il governo vara un decreto per consentire di allargare a quindici la giunta di Roma Capitale, 12 assessori per carità non bastano a soddisfare tutti gli appetiti, le correnti e i possibili nuovi alleati.
Poco importa se tre assessori in più andranno pagati (e non poco) così come costerà l’allargamento del consiglio comunale a 60. Pensi anche a questo mentre rischi di cadere con lo scooter nei crateri che funestano le strade più importanti di Roma, non ci sono i soldi per ripararle. Ma in fondo non siamo qualunquisti.

giovedì 17 marzo 2011

hereafter. tsunami. giappone

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di Mauro Evangelisti
Tsunami. Il bellissimo film di Clint Eastwood "Hereafter", prodotto prima dell'immane tragedia che ha travolto il Giappone, racconta una storia che riflette su un tema eterno eppure così spesso volutamente e umanamente dimenticato, rimosso da ognuno di noi: il rapporto fra l'uomo e la morte, fra il prima e il dopo, se ci sarà un dopo. E quel film inizia mostrando l'effetto improvviso, inarrestabile, impensabile di uno tsunami, quello del sud-est asiatico del 2004.

Le immagini di Eastwood, della ricostruzione della finzione sono molto simili a quelle della realtà che decine di videocamere e telefonini hanno ripreso in Giappone e che ogni giorno rivediamo. Le immagini della realtà nella loro macabra e triste spettacolarità andrebbero sempre incrociate con i numeri, con la contabilità delle persone - cinquemila, diecimila - che lo tsunami ha travolto e ucciso. Cinquemila, diecimila vite, cinquemila, diecimila quotidianità, sogni, speranze, frustrazioni, felicità per un amore o un figlio appena nato, meschine delusioni per una promozione non ottenuta, un'automobile più brutta di quella del vicino.

Tutto spazzato via dalla forza dello tsunami, ancora più devastante di quella del terremoto, che mostra quanto siano fragili la vita, le vite, le felicità e gli affanni con cui ogni giorno ci confrontiamo pensandoli eterni, importanti, decisivi. Ci resta l'immagine, fra le tante, di una ragazzina che piange seduta su una collina di detriti, nel cuore della distruzione dello tsunami, con il viso coperto dalle mani per celare le lacrime.

venerdì 11 marzo 2011

Chiedimi l'amicizia (fra tre mesi)

Chiedimi l'amicizia, comincia il conto alla rovescia...

giovedì 24 febbraio 2011

pazienti in barella, più soldi ai consiglieri regionali. Lazio

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Mauro Evangelisti
L'altro giorno una signora romana di 70 anni, con problemi di salute, ha telefonato al Messaggero per raccontare che il medico le aveva consigliato un esame, un'ecografia renale, ma al centro prenotazioni le avevano detto che c'era posto solo fra sette mesi. Tre settimane fa in un grande ospedale del quadrante est di Roma è stato battuto il record di pazienti parcheggiati sulle barelle nel pronto soccorso, anche per cinque giorni, perché i reparti sono pieni: erano 73. Negli altri ospedali romani la situazione è molto simile. L'altro giorno un bambino, in lista da mesi per un delicato intervento chirurgico in un altro grande ospedale romano, non è stato operato e dovrà aspettare chissà quanto: visto che c'è l'affollamento dei pronto soccorso e servono posti nei reparti, i ricoveri programmati, come quelli per un intervento, sono stati contingentati dalla Regione. Questa mattina il consiglio regionale del Lazio istituirà quattro nuove commissioni, che si aggiungono alle 16 già esistenti, almeno il doppio di qualsiasi altra regione. Ogni presidente di commissione guadagna 1.500 euro in più, ha uno staff e può usare l'auto blu, poi ci sono due vicepresidenti che guadagnano 650 euro in più. Sono soldi che si aggiungono al "normale stipendio" da 10.000 euro da consigliere regionale. Tutti i partiti, di maggioranza e di minoranza, hanno detto sì a queste nuove commissioni che, secondo i Radicali (che si sono opposti), costeranno circa cinque milioni di euro.

giovedì 17 febbraio 2011

libertini e libertari

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di Mauro Evangelisti
Per dimostrare che anche nel centro sinistra ci sono dei birbaccioni che fanno cosacce e che quindi non bisogna guardare solo nella villa rubyconda del re nudo, l’altro giorno è stato chiamato in causa il leader emergente Vendola. La rivelazione era stupefacente: pensate che da giovane Vendola - che ardire - è andato in una spiaggia nudista. Wow. E il giovane Vendola in una spiaggia nudista - che originale - si è messo nudo. Ma pensa. Ora che si avvicina il giorno del giudizio si attendono nuove imbarazzanti e strabilianti rivelazioni su quei moralisti del centro sinistra. 1. Foto di Franceschini che una volta, nel 1984, andò allo spuma party dell’Amnesia a Ibiza; 2. Testimonianza sul giovane Zingaretti che in un’edicola sulla Prenestina sbirciò una copia del fumetto porno Lando; 3. Video in cui si vede chiaramente Bersani bere tre bicchieri di Limoncello a fine pasto senza reggerli. E poi, ovviamente, un ripasso del caso Marrazzo che non fai male. Ah, già: però lui si era dimesso.

le lacrime di roma

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di Mauro Evangelisti
C'era un accampamento abusivo all'inizio del percorso di Gianni Alemanno, c'è un accampamento abusivo nella sua fase più difficile da quando è sindaco di Roma. Il primo era quello a ridosso dalla stazione di Tor di Quinto, da cui partì l'assassino di Giovanna Reggiani, l'ultimo è quel pugno di baracche sull'Appia Nuova dove un rogo ha ucciso quattro bambini rom. All'inizio del filo c'era la facilità con cui si possono lanciare accuse, critiche anche giuste, proclami a sprazzi spendibili solo grazie a una certa tolleranza romana alle sparate (dove un candidato a sindaco potrebbe promettere l'allontanamento di 20.000 immigrati?). La realtà purtroppo è molto più complessa dei proclami elettorali, il fenomeno dell'immigrazione, dell'emarginazione, della povertà, dell'integrazione è problema più articolato di uno slogan scritto su un manifesto. Quella maledetta domenica Gianni Alemanno, guardando i quattro carpi dei bimbi morti nel rogo sull'Appia Nuova, era un uomo realmente scosso nel profondo, sentiva con sincerità il peso del dolore e della sofferenza. Ora appare più solo ed è un'immagine simbolica quella del ministro leghista Maroni che sembra abbandonarlo. Lasci alle spalle la vasta gamma di proclami-progetti-scivoloni maldestri - gli spot dell'esercito per strada, il tempo perso per il gran premio fantasma, la promessa di spostare la teca dell'Ara Pacis, la parentopoli dei bus, l'azzeramento della giunta di cui ha parlato e sorriso tutta Italia. Alemanno ha di fronte una sfida: dare una vera svolta alla legislatura, fare quelle cose - concrete - che stavano alla base della sua vittoria elettorale. Perché qualcuno prima o poi non dica: Veltroni buttava i soldi nella Notte bianca, ma almeno quella la faceva.

giovedì 27 gennaio 2011

l'importanza di dare il giusto peso alle cose della vita

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Mauro Evangelisti
E poi c'è l'amore vero, o almeno quello che pensiamo sia tale quando siamo molto giovani. Che a volte si trasforma in amore folle nel senso che fa commettere follie. La notizia è della settimana scorsa: un ragazzo romano di 23 anni, uno come tanti, è morto a causa di gravissime ustioni dopo che aveva tentato di dare a fuoco la sua automobile. Perché voleva bruciare la sua Golf? Voleva dimostrare alla fidanzata quanto l'amasse, farsi perdonare un tradimento. Una follia, certo, a volte succede quando si ha poco più di vent'anni. E una cosa bisognerebbe insegnare a scuola, ai ragazzi (ma a volte anche agli adulti, a quei mariti che si uccidono o uccidono disperati per un addio): che quasi mai il dolore di una relazione finita a 20 anni è per sempre, che una delusione d'amore che a volte ci sembra una montagna che ci sta crollando addosso fra sei mesi si sarà già annacquata, fra due anni penseremo ad altro, quando avremo 40 anni ci guarderemo indietro e ricorderemo quella delusione perfino con nostalgia e tenerezza. Vale per tutto: per la ragazza che a 20 anni ti lascia, per l'esame andato male, per un litigio o gli insulti di qualche bullo. Per cui non vale mai la pena fare cose irreperabili, tanto più quando si hanno 20 anni. Questo, in fondo, bisognerebbe insegnare a scuola.

giovedì 20 gennaio 2011

Quando si avvicinano i titoli di coda

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MAURO EVANGELISTI
Cosa ci tiene legati alla vita? Cosa ci spinge a restare aggrappati agli impegni quotidiani anche quando la fine del nostro percorso rischia di avvicinarsi? Pensiamo a Steve Jobs. A un mese dal suo cinquantaseiseimo compleanno, annuncia che dovrà sospendere la sua attività per ragioni di salute. Non è la prima volta: era già successo quando gli diagnosticarono un tumore al pancreas e, successivamente, quando fu sottoposto al trapianto del fegato. Ogni volta è tornato, ogni volta ha stupito il mondo con i nuovi prodotti Apple. Jobs non ha problemi di soldi, non deve lavorare per arrivare a fine mese, non deve dimostrare più nulla perché i gradini più alti della scala del successo li ha raggiunti. Domanda: perché non pensa solo alla sua salute? Cosa lo spinge - fino a quando è possibile - a continuare a guidare l’azienda che ha creato? La risposta più scontata: quell’impegno stesso e il lancio di nuovi prodotti che lasciano un segno, sono essi stessi il modo per restare aggrappato alla vita. E’ lo stesso motivo, in fondo, per cui assistiamo a battaglie furibonde per il potere fra settantenni-ottantenni in politica o in economia. Ti domandi: ma perché lo fanno? In fondo, non potranno godersi il frutto di questa furibonde battaglie. Un modo per restare aggrappati alla vita. Un po’ come lo è, in fondo, a 75 anni suonati difendere ferocemente, sfidando il ridicolo, l’illusione della conquista femminile disinteressata, dell’ebbrezza della festa con le belle donne, dell’estasi degli eccessi. Ingiustificabile, deprimente e censurabile per tanti versi, perfino il bunga-bunga ha il soffio della tragedia umana, della paura della fine, con cui tutti noi prima o poi dovremo fare i conti.

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